Comune di Isola delle Femmine (PA)

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Storia della Città

L'origine del nome del comune di Isola delle Femmine risale alla leggenda che vede nell'isolotto un penitenziario femminile, come testimonia Plinio il Giovane (62 d.c.) in una lettera indirizzata a Traiano.
Altra testimonianza fa risalire l'origine del toponimo al termine latino insula fimi, ovvero "Isola di Eufemio", generale bizantino governatore della provincia di Palermo.
Le prime fonti storiche documentate e testimoniate da reperti archeologici, risalgono al periodo punico. Probabile colonia cartaginese, il sito presenta la particolare condizione di sicuro porto dietro l'isolotto, al riparo contro i venti di levante.
Dal bollettino ecclesiastico di Monreale datato 1912 si legge che, con l'antico nome di "isola di fimi", risalente al 1176, si intendesse l'isola che sorge all'imboccatura del seno marittimo che si estende verso ovest sino a Punta Raisi , nel territorio di Carini; definito anche prope portum gali, poi Porto di Gallo nel 1581, ed oggi corrispondente al punto di Grotta dell'Olio, tra il promontorio di Barcarello ed il Malpasso.
In data imprecisata venne costruita la tonnara di fimi, dal latino fimis trascrizione del vocabolo arabo fim (bocca o imboccatura), termine poi trasformato nel dialetto fimmini ed italianizzato in femmine. La tonnara venne donata nel 1176 da Guglielmo II il Buono all'abate Teobaldo, vescovo di Monreale, notizia confermata da Federico il nelle sue lettere del 1320.
Intorno al 1400 venne edificata una modesta chiesa adiacente alla tonnara per il culto dei pescatori. Tra i secoli XV e XVIII, lo pirateria praticata in tutto il bacino Mediterraneo arrecò danni all'economia e ai traffici marittimi delle zone limitrofe alla fascia costiera, compresa lo comunità di Isola delle Femmine.
Si presentò così la necessità di fortificare i centri urbani costieri con un sistema di torri allineate a pianta quadrata e circolare, sui punti più elevati del territorio, per avvistare il nemico proveniente dal mare, avvisare in tempo la popolazione per l'evacuazione e predisporre la strategia difensiva necessaria per contrastare gli sbarchi nemici. Alla fine del XVI vennero progettate e costruite centinaia di torri con la
collaborazione degli architetti più illustri del tempo, quali Tomasello, F. da Bergamo, Spannocchi, Camililiani, il quale nel 1583 compie un sopralluogo e una dettagliata relazione delle coste dell'isola siciliana. Ancora sono oggi presenti come segno di forte caratterizzazione del territorio comunale, anche se non adeguatamente valorizzate, i ruderi delle due torri in mare e in terra, risalenti a quel periodo. Sull'isolotto, già meta di frequentazione in età punico-romana, attestata dal ritrovamento delle cisterne e delle ancore di piombo nello specchio di mare tra Isola e Sferracavallo i, sorge la "torre in mare", progettata dall'arch. militare toscano C. Camilliani ed eretta alla fine del 16'00 a difesa del borgo marinaro e delle zone limitrofe. La costruzione presenta una pianta quadrata e parte basamentale scarpata, con due cisterne per la raccolta delle acque meteoriche e struttura muraria portante con spessore di oltre due metri. La "torre in terra", la cui presenza è testimoniata già nel 1176 a difesa della "Tonnarella monta e leva", è edificata su una probabile preesistenza, già citata nei
documenti risalenti al 1329 e 1383.
Adeguata alle esigenze difensive intorno al XV secolo, è costruita in conci di tufo e presenta caratteristiche simili alle torri di Mondello e di Sferracavallo, con una pianta circolare con due piani fuori terra, di cui quello inferiore adibito a cisterna e quello superiore con volta a cupola, utilizzato dai torrari come magazzino per le armi, vettovagliamenti e guardiola. Sulla copertura il terrazzo, raggiungibile con scala interna parzialmente demolita, è contornato da un parapetto con le aperture per le bocche da fuoco. La torre conservava fino a pochi anni fa le tracce dell'originaria pavimentazione in campigiane, dell'intonaco e della rete di convogliamento e raccolta delle acque meteoriche alla cisterna.
Recentemente è stata restaurata a cura della Provincia Regionale di Palermo.
Sia l'isolotto che la terra ferma appartenevano nel XVI secolo alla famiglia Bologna.
La tonnara era di proprietà dell'arcivescovato di Monreale e pretesa dal conte Gilberto Bologna, proprietario dei fondi di Capaci che includevano l'attuale territorio di Isola, il quale rivendicava il suo diritto di proprietà affittando le case e i magazzini ai pescatori a prezzi elevati.
Nel 1799 il territorio costituente parte del fondo dei Conti di Capaci fu concesso ai pescatori per edificare un borgo, che in quel periodo presenta una modesta inurbazione con i luoghi caratterizzanti identificati nella chiesa e nella tonnara, divenuta abitazione della famiglia Bologna dopo il suo abbandono da parte dei pescatori per il cambiamento di rotta dei tonni, oggi attuale Casa Municipale.
Si configura così il nucleo iniziale del centro urbano di Isola delle Femmine costituito nelle attuali vie di Maggio, via Roma, via Romeo, ed il cui asse trasversale è costituito dall'edificio della tonnara e dalle piazze Umberto I e piazza XXI Aprile. Ai lati dell'aggregato sorgono il Piano Levante e Piano Ponente, in cui si stendevano le reti ad asciugare. Considerate la configurazione del suolo del territorio, non adatto alla coltivazione,  l'attività principale si è sempre rivolta alla pesca, in particolare del tonno che stagionalmente attraversava le acque territoriali dei dintorni, caratteristiche queste che hanno condizionato lo sviluppo economico, sociale e urbanistico del territorio legato al mare come fonte di sostentamento, ancora oggi la risorsa principale di molte attività locali.
La ricchezza della fauna marina ed il clima favorevole permisero l'edificazione e lo sviluppo urbano della borgata marinara in centro urbano denominato nel 1831 Tonnara e volgarmente definito "capaci iusu"- Capaci sotto-.
Il nome Tonnara risale al 1800-10 e deriva dalla presenza a levante dell'isolotto del sito in cui venivano calate le tonnare. Nel 1854 la borgata di Tonnara, appartenente al comune di Capaci, divenne un comune indipendente con uno stato civile e denominato Isola delle Femmine.
La popolazione da allora cresce in progressione, tranne il periodo tra il 1880-1900 in cui una consistente percentuale degli isolani emigrò a bordo delle resistenti imbarcazioni; locali dette “Capaciote “. L'emigrazione diventa esodo verso il miraggio americano, con la fondazione del
nuovo borgo di Pittsburg, sul fiume Sacramento, presso San Francisco.
L'espansione demografica riprende nel 1965 con il trasferimento stagionale della popolazione di Palermo per le vacanze estive.
Nel 1997 la Regione Siciliana istituisce la Riserva Naturale Orientata ( R.N.O.) dell’Isola delle Femmine ( l’Isolotto ) e nel 2003 il Ministro dell’Ambiente istituisce l’Area Marina Protetta di Capo Gallo – Isola delle Femmine, a testimonianza delle bellezze a importanza paesaggistica, ambientale e naturalistica del territorio e del mare di Isola delle Femmine.

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